#Sport – Lo sport come mezzo d’inclusione sociale: a Livorno un progetto di pallanuoto integrata per ragazzi disabili

Grandi novità in casa Zenith. La società, che si occupa di nuoto per ragazzi con disabilità (fisico-cognitive), ha deciso di partire con un progetto di pallanuoto per i suoi atleti. Si tratta di un progetto di pallanuoto integrata, nel quale cioè insieme ai ragazzi disabili prendono parte agli allenamenti anche ragazzi normodotati.

Andrea Benassi è una delle menti dietro al progetto promosso dalla società livornese. Ecco qualche domanda che gli ho posto:

MB: Ciao Andre! Mi racconti della storia del progetto, come, perché e quando è nata l’idea del progetto?

AB: L’idea nasce nel 2012, quando alla prima edizione di un torneo internazionale di beach-waterpolo che organizzo insieme ad altri 3 amici (Torneo “Triglie in Controfuga”) mi viene in mente un’idea che immediatamente comunico loro: “Perchè non proponiamo una partita-esibizione di pallanuoto coinvolgendo i ragazzi disabili?”. Gli altri, forse un po’ matti quanto me, mi hanno subito assecondato.

Anche se da anni faccio parte della Compagnia “Mayor Von Frinzius”, compagnia teatrale composta da 80 attori, la metà dei quali disabili, molto nota nella nostra città e non solo, visti riconoscimenti ricevuti in vari festival in giro per l’ Italia e in Europa, e sono quindi parte di un contesto nel quale ognuno porta la propria diversità per l’arricchimento reciproco, non sapevo come sarebbe potuta andare e, a dire il vero, mai mi sarei aspettato di vedere i ragazzi così felici, appassionati, entusiasti fin dalle prime bracciate.

Costatando poi che durante i mesi seguenti tutte le volte che mi capitava di parlare con qualcuno dei ragazzi mi sentivo domandare: “Quando si gioca ancora a pallanuoto?” “Voglio giocare in mare con la palla”, non ho potuto far altro che impegnarmi affinché questa nostra passione prendesse vita con un qualcosa che non fosse eccezionale ma che si sostanziasse di occasioni frequenti e regolari e avesse un carattere, perché no, anche formativo oltre che ricreativo.

MB: Andrea, so che non è stato sempre facile, quali sono state le principali difficoltà che avete dovuto superare?

AB: Le difficoltà iniziali per riuscire in questo progetto sono state senza ombra di dubbio problematiche relative alla possibilità di avere degli spazi acqua in più. Ricordo infatti che quando ne parlai al presidente dello “Zenith”, Luciano Simoni, mi dimostrò subito interesse ma dovette poi fare inevitabilmente i conti con le difficoltà di gestione che questo progetto comportava.

MB: Pensi che questo progetto abbia aiutato a sensibilizzare la cittadinanza verso la tematica della disabilità?

AB: Credo di vivere in una città (Livorno) molto aperta ed attenta alle problematiche relative alle diversità di ogni genere. Abbiamo iniziato la nostra avventura credendo in quel volto dello sport uguale per tutti, capace di regalare esperienze, emozioni, divertimento e questo progetto mette al centro il piacere di condividere un’attività sportiva in gruppo nella quale tutti possono sentirsi “protagonisti”.

MB: Pensi che il progetto sia un caso a se stante a causa della criticità del territorio o che può essere un modello che si può esportare?

AB: Per adesso lo è, purtroppo. Sono sicuro, come già detto, che da questo punto di vista Livorno sia una città molto aperta al diverso anche per motivi storici. Livorno è nata da un potpourri di razze ed etnie e di conseguenza è molto attenta alle diversità. Credo che però questo modello debba necessariamente essere esportato ovunque perché è un bellissimo modello di integrazione socio-sportiva. Io vedo nello sport un contesto positivo di inclusione, sensibilizzazione e superamento di limiti e pregiudizi che incidono troppo spesso sulla qualità delle nostre vite e credo, quindi, che questo modello debba necessariamente essere esportato ovunque perché è un bellissimo modello di integrazione socio-sportiva.

MB: Ultima domanda, ci spieghi come viene svolta una lezione-tipo?

AB: Qui arriviamo al bello, forse la parte più stimolante del mio ruolo. La realizzazione degli allenamenti. Come ogni allenatore penso e progetto ogni singolo allenamento ma, quando mi ritrovo lì, in acqua con i ragazzi, mi rendo conto che magari ciò che spiego loro e soprattutto la modalità che avevo ipotizzato per farlo può non essere adeguata per qualcuno, quindi si tratta spesso di riuscire a capire come “aggirare l’ostacolo” per far sì che ognuno possa raggiungere, in funzione delle proprie possibilità, l’obiettivo prefissato. E questi sono, in un contesto che permette a tutti noi di vivere esperienze di confronto, aggregazione, amicizia, i momenti più significativi di crescita, vicinanza ed arricchimento reciproci. In questo momento stiamo lavorando molto sulla posizione in acqua… esercizi di gambe, qualche tiro e pian piano arriveremo a fare qualche “partitella”.

Il percorso di Andrea e della Zenit, è appena iniziato ma nel gruppo ci sono già una quindicina di ragazzi.

Sicuramente quest’anno nel Torneo Triglie in Controfuga, che si svolgerà sabato 7 e domenica 8 luglio, tutti i partecipanti provenienti da tutta Italia e dall’ estero potranno apprezzare una vera partita di pallanuoto di questi ragazzi che non vedono l’ora di dimostrare quanto di buono stanno imparando negli allenamenti.

 

Matteo Bonetta – ProgettiAmo Trieste

2018-01-30T17:37:22+00:00

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