La maledizione dell’organizzazione

Nel mondo della disabilità, oltre l’accessibilità delle infrastrutture nulla è più cruciale dell’organizzazione. Mi spiego: essendo una persona con disabilità motoria mi è necessario organizzarmi per praticamente qualsiasi evenienza, sia essa un’uscita a teatro, un appuntamento, l’andare all’università ogni giorno e così via.

Ci sono molte variabili che devo considerare, quando devo muovermi al di fuori di casa. Alcune tra le domande più importanti che mi pongo sono: “Dove sto andando, c’è un bagno?” ” Come scendo in città?” “Come torno a casa?” “C’è qualcuno che può spingermi in caso il luogo non sia abbastanza ampio per la mia sedia a motore?” Voi normodotati magari direte che questo tipo di organizzazione è forse eccessiva, ma mettetevi nei panni di una persona che necessità di andare in bagno e non può farlo perché il luogo dove si trova non ha un bagno accessibile. Cosa fare a quel punto? Vi auguro di non dover mai dare una risposta a questa domanda.

Va anche detto che l’eccesso di organizzazione, o meglio, il focalizzarsi e pianificare in ogni minimo dettaglio una cosa come ad esempio un viaggio all’estero, può provocare l’incontro con quella paura che prima o poi ogni persona disabile che fa dell’organizzazione il centro della sua vita è destinato ad affrontare almeno una volta nella vita.

La paura di cui parlo e la paura dell’imprevisto.

E’ quella paura fortemente irrazionale ed al di fuori di ogni logica, (caratteristiche comuni a quasi ogni paura del resto), che insinua delle domande nella propria psiche che incominciano a far temere per il successo positivo della faccenda, come per esempio un viaggio che stiamo per intraprendere.

Sorgono domande di questo genere: “Ma cosa succederà se il fattore accessibilità dell’albergo verrà a mancare? E se gli amici che mi accompagnano vogliono stare un po’ per conto loro, io che ho bisogno di loro come posso fare? Finirò per diventare un peso per chi mi accompagna?”

Io questa paura l’ho incontrata e ammetto con non poca vergogna di essere stato sconfitto da questa paura. Con questo paura ci combatto, ogni volta che devo affrontare qualcosa di nuovo e molto spesso riesco a sconfiggerla mettendola in disparte e fare l’attività che mi ero prefissato.
E’ una battaglia strettamente personale, che mi rendo conto sia forse di difficile comprensione per chi non vive con una disabilità giorno per giorno. Ma sì, si può sconfiggere convincendosi a provare cose nuove e ad essere sempre più autonomi. La disabilità fisica è un limite, come lo è l’inacessibilità di un edificio, ma nella stragrande maggioranza dei casi il limite più grande è quello che noi poniamo a noi stessi anche se in modo inconscio o irrazionale.

Ma si sa, i limiti sono fatti per essere superati.

Carlo Benedetti – ProgettiAmo Trieste

2018-11-05T17:02:20+00:00