#Europa – Mobilitare risorse per il futuro

L’utilizzo di strumenti finanziari e bancari non può essere solo orientato al profitto, ma, soprattutto, allo sviluppo della comunità attraverso la mobilitazione delle risorse. Perché il profitto deve essere un mezzo, non un fine. Il fine, secondo diversi schemi già sperimentati, potrebbe essere lo sviluppo sostenibile del territorio e della comunità, a cui l’istituzione finanziaria o la banca fa riferimento.

L’esempio più lampante è il cosiddetto green banking. Le green banks sono realtà consolidate negli Stati Uniti e rappresentano una modalità di attività bancaria innovativa. Come dimostrato da Marco Fedeli, presidente di ASSOSEF (Associazione Europea Sostenibilità e Servizi Finanziari): “La banca, con il suo ruolo di gestore delle risorse finanziarie e con la sua presenza così influente e importante nella vita quotidiana, può assumere un ruolo decisivo e strategico per la diffusione di una cultura della sostenibilità”. Per esempio, la New York Green Bank ha finanziato più di 1 miliardo di investimenti in progetti di clean energy, come sistemi di turbine eoliche per la produzione di energia pulita offerta ad attività produttive e cittadini di New York e la creazione di un’installazione di pannelli solari in campi dismessi nelle campagne della città stessa. Il governatore di New York, Andrew Cuomo (D), è molto chiaro: “Spesso è difficile finanziare simili progetti, perciò il green banking risulta necessario”. Insomma, nonostante le difficoltà a sviluppare una strategia di transizione verso fonti di energie alternative, molte istituzioni, anche in Italia, stanno utilizzando il concetto di sviluppo sostenibile per rivoluzionare lo stesso concetto di intermediazione bancaria e finanziaria. È così che Marco Fedeli di ASSOSEF, l’associazione che sostiene il green banking in Italia, sostiene come “l’economia deve essere ispirata all’altruismo razionale: faccio il mio bene ma non a discapito del bene degli altri”. Insomma, evitare il free riding e sostenere scelte libere e razionali, ma con un occhio di riguardo alla collettività e ai suoi bisogni. Inoltre, ASSOSEF ha lanciato in Italia il concetto di report integrato, “dove, oltre ai risultati finanziari, nel bilancio vengono inserite anche voci relative al contesto sociale, ambientale ed economico all’interno del quale opera l’organizzazione, andando oltre al concetto dei bilanci tradizionali e creando quindi un bilancio migliore. Un passo in avanti nell’ambito della Responsabilità Sociale d’Impresa che negli ultimi anni è cambiata così come l’approccio degli Stati verso le tematiche sociali ma soprattutto ambientali”.

Oltre allo sviluppo sostenibile e all’ambiente, è necessario parlare di giovani e di crescita economica. Per esempio, un accesso al credito in maniera più efficiente e mirata può sostenere la formazione e la crescita di progetti in Università: uno strumento particolarmente utile per trasformare i progetti innovativi in imprese di successo. La maggioranza dei progetti nati nelle Università trova difficoltà nell’ottenere prestiti bancari tradizionali, a causa del rischio estremamente alto, tipico di queste start up. Chiaramente, gli esempi virtuosi ci sono anche in questo campo, tuttavia è necessario pensare schemi di investimento che possano includere non solo il beneficiario e le istituzioni finanziarie, ma anche l’università e i centri di ricerca, in modo da ottenere cicli virtuosi, dove le università possono individuare i progetti migliori e questi possono essere finanziati efficacemente da investitori interessati. Un esempio virtuoso è rappresentato dalla LUISS Enlabs, un acceleratore di startup nato dalla joint venture tra LVenture Group e l’Università LUISS. Augusto Coppola, Direttore del programma di accelerazione di LUISS Enlabs, ha spiegato che “sono le sinergie e i contatti che nascono all’interno del nostro ecosistema a favorire la rapida crescita e il successo delle startup e per avere conferma della validità del nostro modello ci basiamo sui numeri. In particolar modo, è interessante il tasso di successo in termini di startup che raccolgono nuovi investimenti dopo il programma di accelerazione: si attesta al 94%, ben al di sopra della media del 61% stimata dal Global Accelerators Network (GAN), rete dei migliori acceleratori del mondo di cui LUISS Enlabs è parte”.

Un esempio simile può essere rappresentato dagli schemi di finanziamento per giovani imprese nel Regno Unito. Inizialmente fu progettato esclusivamente per i giovani imprenditori, tuttavia, ad oggi, il governo ha deciso di ampliare lo schema a tutte le età. Gli imprenditori con una buona idea possono concorrere ad ottenere un prestito fino a 25,000 sterline, ripagabile in 5 anni, con un tasso di interesse al 6% annuo.

In Italia, schemi simili sono stati adottati per lo sviluppo del settore agroalimentare, così importante e strategico per il Made in Italy. Il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha affermato che “oggi le aziende agricole condotte da giovani nel nostro Paese superano le 70mila unità, rappresentando il 6,6% del totale. Due anni fa eravamo al 5%. È in atto un processo che va certamente seguito e irrobustito ancora. Rivendico con orgoglio – prosegue Martina – alcune scelte fatte fin dal 2014. Penso all’aumento del 25% dei contributi europei per gli agricoltori under 40, lo sgravio al 19% per l’affitto dei terreni, le agevolazioni per le assunzioni stabili dei giovani che nel 2015 hanno reso l’agricoltura un laboratorio sperimentale di politiche poi estese ad altri settori. Per favorire l’accesso al credito già dal 2015 abbiamo messo in campo mutui a tasso zero per i giovani che vogliono investire in agricoltura e con Inail sono stati stanziati 5 milioni di euro per l’acquisto di macchine agricole più sicure ed efficienti”.

Sistemi di finanziamento efficaci sono già presenti e funzionanti sul nostro territorio, tuttavia si potrebbero immaginare strumenti ancora più efficienti e formalmente mirati per sostenere i giovani e il sistema universitario triestino e regionale. Un fondo di investimenti territoriale che punti, attraverso un’azione dei maggiori stakeholders sul territorio, allo sviluppo di opportunità di crescita per i giovani e di ricambio generazionale potrebbe risultare una misura necessaria per compensare i problemi di fuga dei cervelli e di disoccupazione giovanile.

Sarei curioso di sapere cosa ne pensi, manda una mail a [email protected] e proponi la tua idea!

 

Lorenzo Navarini – ProgettiAmo Trieste

2017-10-20T14:01:24+00:00

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