#Accessibilità – Orgogliosi di essere disabili?

Nella puntata del 10 Ottobre  della trasmissione “Che tempo che fa”, Fabio Fazio Intervistò la famosa atleta Bebe Vio.

Come suppongo tutti sappiano, Beatrice subì delle amputazioni alle gambe e alle braccia, a causa della meningite che la costringono ad usare delle protesi.

Giorni dopo la trasmissione, mia madre, durante la cena, riassunse l’intervento di Bebe, e una parte del suo intervento mi incuriosì.

“Io mi incazzo se qualcuno mi chiama Disabile “, Disse Bebe al conduttore Fabio Fazio.

Ora io trovo questa frase estremamente interessante, ma per farvi capire perchè, devo fare una premessa su me stesso. Nacqui prematuro di due mesi il Nove Gennaio 1994. A causa della nascita prematura soffrì un collasso cardiopolmonare che causò un danno cerebrale, che mi costringe su una sedia a rotelle. Questo fenomeno è noto con la nomenclatura di “Paralisi Cerebrale Infintile”.

Probabilmente vi state chiedendo perchè trovo la frase interessante. Semplicemente, credo significhi rinnegare ciò che si è. Una disabilità che lo si voglia o no, condiziona la vita della persona che la subisce e coloro che stanno accanto a quella persona. Con ciò lungi da me denigrare tutti i successi di Beatrice, che ha un coraggio e una forza di volontà incredibili.

Negare l’evidenza della propria disabilità non ha senso.

Bisogna invece aprirsi, abbracciare la propria disabilità, quasi esserne orgogliosi.

“Ma come fai a dire una cosa del genere?” Vi starete chiedendo voi che mi leggete.

La mia inabilità con le sue gioie e dolori, mi ha reso la persona che sono oggi.

Dalla inaccessibilità degli edifici, o la rinuncia a viaggi già programmati per la paura dell’imprevisto, o meglio della paura del non pianificato, del fuori programma.

O ancora, gli sguardi degli sconosciuti che con i loro silenzi danno voce anche non volendo a quello che pensano. Ma la più grande battaglia è quella con me stesso.

Le notti passate a pensare, pianificare, disintegrare, le mille variabili di come la giornata possa andar male per via di un imprevisto. La paura della non routine, dell’ignoto che disturba la quiete. Il terrore dell’uscire dalla propria comfort zone. Il chiedersi “Ma tante altre persone ce la fanno, perchè io non ci riesco?”

Tutte queste sono domande a cui non ho risposta, a cui ho bisogno di avere una risposta, ma devo trovarla io. Vivendo.

 

 

Carlo Benedetti – ProgettiAmo Trieste

2017-11-24T16:21:27+00:00

One Comment

  1. nada tarlao dicembre 5, 2017 at 5:15 pm - Reply

    tutto il mio rispetto….sono rare le persone che sanno vedersi..e accettarsi…sei veramente in gamba…

    …ho lavorato con persone che non vedevano…vedevano meglio di me…
    ho lavorato con persone che non camminavano…ma sono andate più lontano di me..
    ho lavorato con persone autistiche…mi hanno dato amore…
    li ringrazio…non solo perchè per aiutare loro ho potuto lavorare……sopratutto …loro hanno aiutato me…a capirmi..
    …spesso i disabili siamo noi …”normo dotati ”
    nada

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